🐿 Cosa sapete della Dama con l’ermellino? 📷 Ricordo di una domenica a Villa Medici del Vascello

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Cecilia Gallerani Carminati

Leonardo da Vinci - Lady with an Ermine.jpg

Cecilia Gallerani, nata a Milano nel 1473 – e morta a San Giovanni in Croce (Cremona) nel 1533, era di nobile famiglia e fu una delle amanti di Ludovico Sforza  detto “il Moro”; è stata feudataria di Saronno e moglie del conte Ludovico Carminati de’ Brambilla, detto “il Bergamino”, feudatario del castello di San Giovanni in Croce.

Figlia di Fazio Gallerani e Margherita de’ Busti, Cecilia è la penultima di sette fratelli e una sorella, è celebre per aver posato per Leonardo da Vinci per il famoso dipinto La dama con l’ermellino (1488).

Di origini senesi, la famiglia Gallerani approdò a Milano agli inizi del Quattrocento quando, il nonno di Cecilia, Sigerio Gallerani, giurista di partito ghibellino a Siena, si vide costretto a rifugiarsi nella capitale viscontea a causa della prevalsa guelfa.

Qui iniziò la carriera di funzionario pubblico che il figlio Bartolomeo, zio di Cecilia, seguì a partire dal 1450 e che aprì le porte a Fazio Gellerani, il padre di Cecilia, come referendario della duchessa Bianca Maria Visconti vedova Sforza (madre di Ludovico il Moro) nel 1467.

I ruoli ricoperti dai Gallerani presso la corte ducale permisero alla famiglia di mantenere un tenore di vita elevato e crearsi un cospicuo patrimonio terriero, essendo però forestieri non sono mai annoverati fra le liste dei nobili milanesi dell’epoca.

All’età di 66 anni il padre di Cecilia morì e per la famiglia si presentò un periodo economicamente difficoltoso quindi l’istruzione di Cecilia verrà probabilmente curata dalla madre che, figlia di studiosi, incoraggia quel talento che verrà poi lodato dai letterati dell’epoca;

Nel 1482 quando Leonardo arriva a Milano Cecilia ha nove anni.

Nel 1483 la famiglia Gallerani, a ribadire che anche tra i nobili del ‘400 le donne non avevano nessuna voce in capitolo, stipula un accordo matrimoniale fra Cecilia, che ha dieci anni, e Stefano Visconti per evitarle la vita monastica, allora normale consuetudine per le figlie femmine che non si sposavano. L’accordo verrà poi annullato nel 1487 a causa dell’impossibilità delle famiglie di far fronte alle doti pattuite.

Nel 1489 la firma di Cecilia appare in una petizione depositata a corte nella quale lei e i fratelli chiedono, vista la situazione economica poco stabile, di tornare proprietari delle terre del padre confiscate anni addietro e di cui sono ereditari.

Questo documento è fondamentale per ricostruire l’evento principale che conduce il suo volto ai giorni nostri grazie al quadro di Leonardo: l’incontro con Ludovico il Moro.

Oltre alla firma di Cecilia Gallarani e dei fratelli vi sono registrate le loro dimore e Cecilia non risulta domiciliata come i fratelli presso la casa di famiglia, bensì sotto la Parrocchia del Monastero Nuovo.

Cecilia ha 16 anni, è nubile, e il fatto che viva indipendentemente nella città milanese senza vedersi costretta a rifugiarsi in un convento per proseguire gli studi denota già la protezione del Duca Ludovico.

Ad avvalorare questa tesi vi è la datazione del dipinto di Leonardo, il quale riceve la commissione da parte di Ludovico il Moro nello stesso anno.

Di fatto Cecilia con o senza il suo volere era già da giovanissima la concubina di Ludovico il Moro, uomo sposato che teneva la bella Cecilia come compagna “di giochi”.

È del 1490 l’ufficiale comparsa alla corte di Cecilia divulgata dall’ambasciatore estense Giacomo Trotti poco dopo il matrimonio di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona; in una lettera al duca Estense il Trotti dichiara:

« si dice che il male del signor Ludovico è causato dal troppo coito di una sua puta che prese presso di sé, molto bella, parecchi di fa, la quale gli va dietro dappertutto, e le vuole tutto il suo ben e gliene fa ogni dimostrazione »
(Giacomo Trotti, *stralcio di lettera riportato da Daniela Pizzagalli in “La Dama con l’ermellino”)

il termine “puta” utilizzato per i bambini denota così l’età della Gallerani che ai tempi ha 16 anni.

Mentre posava per il dipinto, Cecilia ebbe modo di apprezzare Leonardo e di comprenderne le straordinarie doti. Lo invitò alle riunioni di studiosi e di intellettuali di Milano, in cui si discuteva di filosofia e di varia cultura. Cecilia stessa presiedeva alcune di queste riunioni.

La contessa Gallerani era una donna ricca di cultura, che parlava correntemente latino e che fece del canto e della scrittura i suoi principali interessi.

Cecilia ebbe un figlio da Ludovico il Moro, Cesare, regolarente riconociuto dal padre. Dopo essere rimasta presso gli Sforza anche dopo il matrimonio del Moro con Beatrice d’Este, alla nascita del figlioletto Cesare fu allontanata dalla corte degli Sforza dallo stesso Ludovico ricevendo in dono diversi immobili e beni. Tra questi, il Palazzo Carmagnola (già Broletto Nuovissimo) palazzo quattrocentesco di Milano, in via Rovello 2.

Grazie a lei vi verrà istituito uno dei primi circoli letterari e nasceranno la moda della conversazione e dei giochi di società.

Rifugiatasi per due anni da Isabella d’Este a Mantova, tornò a Milano con gli Sforza, il 27 luglio 1492 convola a nozze con il conte Ludovico Carminati “il Bergamino“.

Presso la residenza del Bergamino, l’attuale Villa Medici del Vascello in San Giovanni in Croce (Cremona), Cecilia tenne numerosi incontri con artisti, poeti e letterati, trasformando il castello del marito in un luogo comunemente aperto a personalità di alta levatura culturale.

Cecilia morì all’età di circa 60 anni e fu probabilmente sepolta nella cappella della famiglia Carminati, all’interno dell’antica Chiesa Parrocchiale di San Zavedro, presso San Giovanni in Croce (chiesa vittima di numerosi saccheggi negli anni successivi).

Omaggio a Cecilia Gallerani

 

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A Villa Medici del Vascello dal 17 aprile l’esposizione “L’Ermellino Sintetico”

I lavori dell’illustratrice Veronica Chessa che reinterpreta il capolavoro leonardesco con piglio surreale in una mostra che ha già all’attivo diverse “tappe”.

San Giovanni in Croce – Villa Medici del Vascello 

Le prime documentazioni sull’origine del paese le troviamo in un atto del 10 dicembre 1022, con il quale il marchese Bonifacio di Toscana si dice debitore verso il vescovo di Cremona di alcune terre di Palvareto, il nucleo più antico di San Giovanni, che si trovava intorno alla vecchia chiesa parrocchiale. Il termine “Palvareto” ha etimologia connessa a “palus”, ossia “palude”, e “vetus”, ossia “vecchio”.

Qui esisteva un castello, che nel 1264 la famiglia Ermenzoni vendette a Buoso da Dovara (signore di Isola Dovarese – Cremona). Il maniero fu rinforzato nel 1341-45 da Bernabò Visconti e poi distrutto nel 1406 da Cabrino Fondulo.

Quest’ultimo fece subito erigere da Maffeo Moro un più grande castello, completato nel 1407.

Durante quel secolo le terre furono contese tra Venezia e Milano; benché nel 1441 un accordo lasciasse ai Milanesi i castelli di Pontevico e San Giovanni, i Veneziani, aiutati dai Gonzaga, assaltarono la fortezza di San Giovanni, conservandola solo fino al 1458, quando i Milanesi la ripresero. Nel 1486 il duca Galeazzo Sforza infeudò del castello Pietro Carminati, conte Bergamino, il cui figlio Ludovico sposò Cecilia Gallerani che, cone disse, diede vita ad una piccola corte di artisti.

Il giardino all’Italiana visto dal balcone di Villa Medici del Vascello, che vede davanti un lungo edificio con porticato, fatto costruire dai signori del castello per 2 distinte ragioni:
  1. per finalità estetiche,  tali da migliorare la visuale del terrazzo (vedasi foto della veduta,  perfettamente simmetrica con il palazzo) e quindi tale da utilizzare il costruendo edificio come “scenario”;
  2. donare al popolo di San Giovanni in Croce un edificio funzionale di pubblica utilità, tale da consentire l’allocazione di botteghe ed al contempo del mercato di paese, affinché fosse protetto e coperto dai portici.

Nel 1620 il feudo fu venduto ad Alfonso de Pimentel; passò quindi ai Vidoni e ai De’ Soresina.

 

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E poi

Nel 1884 fu aperta a San Giovanni  la stazione ferroviaria, posta sulla linea Parma–Brescia, mentre quattro anni dopo fu aperta la tranvia proveniente da Ca’ de Soresini e da Cremona che fu poi soppressa nel 1928.San Giovanni in Croce stazione ferr interno.JPG

Ai primi del Novecento fioriva nel paese una significativa industria tessile e già funzionava uno sportello del Credito commerciale.

Nel maggio 2014, dopo esserne divenuto proprietario nel 2005 ed in seguito ad una importante opera di restauro, il Comune ha restituito alla fruizione pubblica il meraviglioso complesso monumentale e naturalistico di Villa Medici del Vascello, oggi meta di un significativo turismo culturale

Proprio a Cecilia Gallerani, nel novembre 2002, è stato intitolato il locale Teatro Comunale, dotato di una interessante facciata Liberty.

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