🌞 Dal welfare al wellness e poi… la felicità!

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Il welfare aziendale rappresenta, specialmente negli ultimi vent’anni, uno dei principali strumenti a disposizione delle Risorse Umane (HR, un tempo l’Ufficio del Personale) per realizzare condizioni migliorative sul posto di lavoro.

Oggi, questo concetto si è evoluto e si affianca a quello di wellbeing, che abbraccia una più ampia idea di benessere psicofisico oltre che finanziaria, e che si traduce in politiche ed azioni volte ad instaurare una relazione positiva tra il dipendente, il lavoro e l’azienda stessa.

Il passaggio dal vecchio al nuovo metodo organizzativo delle grandi imprese, che credevano di essere all’avanguardia, all’innovativo concetto di centralità della persona all’interno dell’organizzazione aziendale, è ora il principio ispiratore di tante iniziative foriere di un messaggio forte:

W IL DIPENDENTE FELICE

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Un dipendente felice è un dipendente produttivo, ma non a tutti gli imprenditori italiani questo concetto sembra essere ben chiaro. Esistono, tuttavia, moltissimi casi di aziende che stanno incentrando il loro operato anche sul benessere FELICE del lavoratore e non solamente sugli obiettivi economici o sulle agevolazioni minimali.

E quindi… il passo intelligente è

promuovere il welfare aziendale per agevolare il wellness individuale

Perché focalizzarsi solo sul denaro? Oggi la risorsa più preziosa è il tempo!

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garantire il benessere delle persone equivale a garantire il benessere dell’organizzazione di cui fanno parte. 

SI DEVE CAMBIARE IL LINGUAGGIO AZIENDALE, attraverso nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che rispondono ai bisogni sociali in modo più efficace e che, allo stesso tempo, creano nuove relazioni sociali e collaborazioni, un importante stimolo all’innovazione.

Le prospettive cambiano e con esse anche il linguaggio aziendale: non si parla più di welfare ma di well-being, ponendo in questo modo l’accento proprio sulla dimensione del benessere individuale e personale.

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Alto tasso di assenteismo, scarsa partecipazione e coinvolgimento, minore creatività: sono questi gli elementi spesso rilevati nei lavoratori che si dicono insoddisfatti del proprio impiego.

Se il livello di felicità aumenta, si collabora più volentieri tra colleghi e si lavora di più sentendone meno il peso, risultando determinante in periodi di crisi economica.


Insomma, la FELICITÀ è qualcosa di serio: su questo principio si dovrebbe fondare la filosofia di ogni azienda.

1. CREARE SENSO DI APPARTENENZA ALL’AZIENDA E DARE CERTEZZA DI STABILITÀ

Responsabilizzare i propri collaboratori facendoli sentire davvero parte dell’azienda e coinvolti pienamente nel progetto che dovranno portare avanti.
Sono adulti, vanno trattati come tali. Informarli delle decisioni, anche se sgradevoli, evitando così la proliferazione di voci incontrollate.
Infondere in loro la certezza di avere un ruolo attivo e rilevante ascoltando i suggerimenti, promuovendo idee e opinioni, valorizzando il lavoro svolto. Rendere tutti consapevoli del fatto che l’azienda riceverà dei benefici effettivi dal loro operato.

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2. OFFRIRE VERE OPPORTUNITÀ DI CRESCITA

Non c’è niente di peggio che avere dipendenti annoiati o sfiduciati. E’ importante offrire a tutti la possibilità di esprimersi e dare il proprio contributo: nuove sfide e responsabilità consentono di mettersi alla prova e crescere, sia professionalmente che a livello relazionale.
Maggiori sono le possibilità che le persone hanno e maggiore è l’entusiasmo che impiegheranno per portare a termine i compiti assegnati.
La sensazione che questa crescita produce innalzerà la fiducia in loro stessi ed il senso di realizzazione personale.

3. LASCIARE I PROPRI DIPENDENTI LIBERI DI AVERE UNA VITA PRIVATA

Ogni dipendente è una persona. Ha una propria vita, con problemi e necessità come tutti.

Saper ascoltare i bisogni dei propri collaboratori, senza PENALIZZARLI, significa essere abili a motivarli senza incidere eccessivamente nella loro sfera privata.


Ecco le 50 aziende del Belpaese in cui i dipendenti sono più felici

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Smart working

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.
La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).
Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella Circolare n. 48/2017.

In conclusione: IN FUTURO, SARÀ L’AZIENDA AD ORGANIZZARSI PER CREARE FELICITÀ ED IN CAMBIO RICEVERÀ INCREMENTO DI PRODUTTIVITÀ, IN UN CONTESTO SNELLO E TRASPARENTE.

QUESTO MIRACOLO LO POTRANNO GARANTIRE SOLAMENTE I NUOVI MANAGER O QUELLI VECCHI SE ILLUMINATI!

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