🔫 Il servizio di leva obbligatorio: un valore solamente se “riformato”❌

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Articolo-11-della-Costituzione-Italiana

Il servizio militare di leva (ufficialmente: “coscrizione obbligatoria di una classe“, detto popolarmente naja) è venuto ad esistere con la nascita del Regno d’Italia (Stato Unitario Italiano) e venne confermato con la nascita della Repubblica italiana.

Il servizio di leva obbligatorio è stato operativo dal 1861 al 2004, per ben 144 anni!

Tutt’oggi la Costituzione della Repubblica Italiana lo prevede anche se è ordinariamente inattivo dal 1º gennaio 2005, come stabilito dalla Legge del 23 agosto 2004, n. 226.

Questo obbligo, riservato a tutti cittadini di sesso maschile (e ritenuti abili al servizio) venne illo tempore adottato per garantire la capacità di mobilitazione di un congruo numero di uomini in tempi brevi; le esigenze militari e di tutela della Patria erano a suo tempo imprescindibili e pertanto con una loro ratio ben precisa ed assolutamente corretta.

Ma oggi si possono adottare ancora i medesimi razionali di un tempo se se ne vuole sostenere l’utilità?

Credere che il servizio militare annulla l’individuo è sicuramente un eccesso, di sicuro (per certi versi, ma solamente per certi versi) fa molto bene ed è anche terapeutico:

  • obbliga all’obbedienza ed alla disciplina (quella sensata e sana, ovviamente!);
  • crea un utile distacco dalla famiglia, intesa come eccessiva protezione e difesa ad oltranza del “sempiterno bambino”  (anche, ove non necessaria);
  • stimola la vera indipendenza ed insegna il valore del sacrificio, mettendosi pure sull’attenti;
  • forgia lo spirito e l’anima verso gli alti valori! Dando il giusto peso all’ego del giovane (talvolta smisurato ed erroneamente stimolato da una famiglia malata che gli fa credere di essere egli stesso il centro dell’universo).

Non è quindi certamente vero che “la ragione finisce dove inizia l’esercito“.

Poi arrivano le dolenti note: …SIAMO IN ITALIA!

Negli ultimi decenni l’organizzazione pubblica è andata progressivamente a degenerare; la perdita dei principi e dell’efficienza è una malattia conclamata che proprio nel pubblico ha attecchito molto di più rispetto ad altri settori.

Corruzione, raccomandazioni, iniquità, diseguaglianze sono le peggiori displasie che nell’esercito si sono generate; aggiunte ai problemi storici del “nonnismo” che però ha raggiunto livelli estremi, rappresentativi di una deriva inarrestabile.

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Nonnismo?  Niente da ridere!

Il nonnismo, a suo tempo visto in chiave goliardica ha progressivamente assunto la peggiore delle valenze, come forma di espressione del sadismo umano codificato in regole non scritte ma accettate e condivise in alcuni ambienti militari.

All’interno di determinati ambienti militari una legge parallela ha assunto i confini dell’omertà attraverso i peggiori codici comunicativi: usanze arcaiche dotate di una forte ed inscalfibile capacità di fare legame omertoso e violento.

Una violenza sistematica che soppianta la legge, operando una sovversione del valor patrio nella quale individui predisposti alla violenza si sentono liberi di agire secondo i loro istinti senza timore di alcuna reprimenda.

Sono “codici d’onore” disonorevoli, mafiosi e totalmente non combattuti a sufficienza dagli alti vertici dell’esercito stesso, quasi come se loro stessi non ne siano poi così tanto dispiaciuti…

…poi le cronache drammatiche

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Uno Stato che non è in grado di proteggere i propri soldati (i propri cittadini) rischia di non essere uno Stato e pertanto, prima di chiedere ai propri uomini un anno della loro vita per averli al suo servizio, deve comprendere il valore della vita stessa. (📢)

Un anno che diventi un’occasione ed una opportunità, che offra insegnamenti, quelli che oggi non tutte le famiglie sanno trasmettere.

Un anno, quello del servizio obbligatorio di leva, che deve essere oggetto di una profonda riforma, che assuma nuovi connotati, pur sempre con l’inalterato obiettivo di dare valore assoluto all’amor patrio e ad una SANA e ferrea disciplina!

  • Estensione alle donne;
  • Servizio obbligatorio all’età di 19 anni (ossia, dopo la scuola superiore); non posticipabile oltre nemmeno per motivi di studio, ma con la possibilità di iscriversi all’università contemporaneamente allo svolgimento del servizio;
  • suddivisione del periodo in 2 semestri che contemplino: 6 mesi presso un’arma e 6 mesi di servizio civile presso una associazione (militare o civile);
  • creazione, in ogni città, di centri per l’assistenza dei giovani “levandi”;
  • riconoscimento di una retribuzione minima, simbolica, di euro 350 euro mensili (medesimo principio di una volta….).

Far rientrare il servizio di leva nel curriculum vitae di un ventenne come snodo obbligatorio e formativo: un passaggio importante per qualificare l’Italia come un paese evoluto tale da essere a modello nel mondo.

Uscire dalla logica perseverante in cui i giovani odierni, sostenuti da papà e mammà,  spesso “sprecano” ben più di un anno della loro vita a cialtroneggiare, non può che essere per loro che un beneficio.

Giovani che per uscire dalla noia pur di non affrontare in modo serio e responsabile i loro impegni cercano ogni forma di evasione: improbi corsi all’estero, inutili vacanze studio, Erasmus tutt’altro che formativi, vacanze estreme in luoghi remoti… il tutto debitamente foraggiato dal conto corrente dei genitori. Spesso abdicanti al loro ruolo di veri educatori.

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Sono in tanti i giovani che faticano, non poco, a raggiungere il traguardo della laurea.

Dal 2002 a oggi, infatti, i fuori corso italiani sono passati dal 67% al 36%.

Tra le facoltà “virtuose” con meno ritardatari ci sono:

  • Medicina, con un tasso di ritardatari del 16%;
  • Professioni sanitarie, con un tasso del 20% di tempo in più.

I corsi di laurea con più ritardatari, sono GiurisprudenzaArchitettura e Lettere: questi rischiano di trasformarsi in veri e propri parcheggi a tempo indeterminato.

I frequentanti dell’area giuridica impiegherebbero circa il 52% del tempo in più rispetto alla durata legale del corso. In questo modo impiegherebbero almeno otto anni per discutere la tesi a dispetto dei cinque previsti dall’ordinamento.

Per gli studenti di Architettura e dell’area letteraria non va affatto meglio: per loro il ritardo è pari al 45%, con circa sette anni per il conseguimento della laurea.

Tuttavia, anche in Ingegneria e Scienze Matematiche il ritardo è almeno di un paio d’anni rispetto ai tempi previsti.


SOLDATI
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
(Giuseppe Ungaretti)

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