🚜 Contadini: chi torna alla terra guadagna poco e non è tutelato… ma l’Italia 🇮🇹 vive ancora grazie all’agricoltura!

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In Italia 🇮🇹 50mila agricoltori under35, leader nell’UE 🇪🇺

Crescente interesse delle nuove generazioni per il lavoro in campagna dove hanno portato profonde innovazioni con multi-attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agri-asilo e altro ancora. E’ quanto emerge da Coldiretti.

 

Le aziende agricole dei giovani possiedono una superficie superiore di oltre il 54% della media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più.

L’agricoltura è un lavoro duro, che richiede molte conoscenze ed un investimento in denaro 💰 e tempo ⌚! Richiede sacrifici nel lungo termine…

Quello del contadino è un mestiere diverso dall’imprenditore agricolo.

Il contadino parte da una base di risorse autonoma e limitata ed inevitabilmente è circoscritto nella sua crescita a causa delle medesine risorse a sua disposizione, che non sono altro che quelle che gli offre la natura: la fertilità del suolo, la salute degli animali, la durata di attrezzi, il clima, gli eventi naturali, ecc. Ogni contadino è sempre un po’ muratore, meccanico, falegname, artigiano, boscaiolo, ma deve essere anche commerciante, contabile e collegato al mondo (ossia, online).

Non si può sapere qual è il vero lavoro del contadino: se è arare, seminare, falciare, oppure se è nello stesso tempo mangiare e bere alimenti freschi, fare figli e respirare liberamente, poiché tutte queste cose sono intimamente unite, e quando egli fa una cosa completa l’altra. È tutto lavoro e niente è lavoro nel senso sociale del termine. È la sua vita” (Jean Giono, 1938 in “Lettera ai contadini sulla povertà e la pace”).

L’agricoltura corre, i guadagni degli agricoltori rimangono sempre troppo bassi…

L’agricoltura va bene –> il bilancio degli agricoltori soffre. Alcuni tra gli indici dell’agroalimentare segnano dati da record 📈, se si pensa all’export che sfiora i 40 miliardi di euro, trainati da alcuni comparti di punta come ad esempio il vino (ma si pensi anche all’olio di oliva, i formaggi, i salumi, ecc.). INCOMPRENSIBILE la distribuzione del valore, la quota che rimane nelle tasche di chi sta a monte della filiera (il contadino) è troppo bassa! Il rapporto è di circa 10 centesimi per ogni euro incassato.

Coltivare stanca, tanta fatica e alla fine i guadagni sono zero

Non c’è agricoltura senza agricoltori” (è stata la campagna di informazione della Cia rivolta ai consumatori)

Il ricambio generazionale è fermo sotto il 10%, negli ultimissimi anni il trend è in crescita e fortunatamente i giovani che stanno entrando nel settore hanno, spesso, una marcia in più.

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Si deve rendere l’agricoltura un comparto attrattivo, solo così potrà completarsi il turn-over, per mantenere quel livello qualitativo che il Made in Italy 🇮🇹 ha conquistato nel mondo.

I governi sostengono che l’agricoltura sia un settore strategico però non vi investono risorse; nessuna iniziativa di rilancio.

In questa Italia tutto è affidato all’intraprendenza degli agricoltori, che rischiano troppo sempre in solitudine.

Il futuro offre grandissime opportunità, vede la crescita degli agriturismi, delle energie rinnovabili, del biologico… la tavola e la salute saranno fondamentali… la ricerca della qualità attraverso la massima tutela dell’ambiente!

Il nostro governo dovrà evitare derive protezionistiche inutili, come invece spesso ha fatto e tuttora prosegue l’UE; deve agevolare percorsi volti ad aumentare la redditività delle imprese agricole, nell’ottica di incentivare un’alta qualità italiana d’eccellenza. Raggiungere solidi accordi commerciali, di libero scambio, nel mondo. Tagliare la burocrazia interna (quella italiana) legata al settore.

  • NO CETA (C.E.T.A.: Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”) –> salvo aggiustamenti

  • NO ACCORDI LESIVI UE/CANADA E SIMILARI

  • NO IMITAZIONI SCADENTI DEI PRODOTTI ITALIANI

MA FONDAMENTALE RIMANE L’OBBLIGO DI TUTELARE I PRODOTTI ITALIANI DOP, DOC e IGP…

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NELLA STALLA NON ESISTONO FESTE NE FERIE, NE NATALE NE PASQUA, NE MALATTIA NE RIPOSO…

Accudire alla stalla non conosce feste o stagioni:

il bovaro non può dormire di più in inverno come gli altri contadini, ma deve alzarsi ogni mattina all’alba per cambiare le lettiere, portare il foraggio, abbeverare e mungere le bestie: estate o inverno per loro non fa differenza!
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